Preghiera contemplativa e il cammino nella natura

Preghiera contemplativa e il cammino nella natura

Preghiera contemplativa e il cammino nella natura

Un paio di settimane fa, un amico mi ha chiesto quali sono state le mie pratiche spirituali ultimamente. Sono stato colto alla sprovvista e ho borbottato qualcosa sulla lettura e sulla preghiera contemplativa ma, allo stesso tempo, mi sentivo come se stessi dimenticando qualcosa di importante. Ero. Stavo dimenticando quella che è stata una pratica negli ultimi decenni, anche se non l’avrei chiamata come tale fino a tempi relativamente recenti.

Negli ultimi anni ho acquisito familiarità con l’importanza di vivere ed essere nel momento – non fissata sul futuro o sul passato, non intrattenendo la miriade di pensieri che distraggono che attraversano il mio cervello stanco, non cedendo a paure o irritazioni o vuole anche, ma notare ciò che è giusto davanti e tutt’intorno a me, accogliendolo, prestando attenzione, riconoscendo la presenza di Dio. Vivo in questo modo per la maggior parte dei miei giorni? No. Essere consapevoli e desti a ciò che accade nel mondo reale viene naturale? No. Ricordo anche che voglio sperimentare questa concentrazione ristoratrice sul presente? Non molto spesso.

Camminare come pratica spirituale

E così, cammino. E nel camminare, sono affascinato da ciò che mi circonda e scivolo nell’osservare senza sforzo. Questa mattina la mia passeggiata mi ha portato attraverso i boschi e lungo un campo invaso dalla vegetazione, e il canto delle cicale, dei grilli, erano i miei compagni costanti. Ho superato funghi arancioni brillanti sul ciglio della strada ombreggiato, un caprone che mi osservava diffidente tra gli alberi.. Questi sono i risultati che mi aspetto di incontrare quando parto la mattina presto.

 

Oggi, tuttavia, c’era un messaggio intessuto nei miei vagabondaggi. Come spesso accade, il mio camminare mi ha portato davanti a un vecchio pascolo abbandonato pieno di erbe alte e boschi, il sole basso dietro di me, proiettando la scena in un bagliore dorato. Il coro degli insetti era in pieno svolgimento, anche se i cantanti rimanevano invisibili tra le erbe e, in effetti, non riuscivo a vedere alcuna vita animale lì. Quando ho raggiunto la fine del campo, mi sono voltato per tornare a casa e la scena si era trasformata. Con il sole che illuminava il pascolo, ogni goccia di rugiada risaltava, luccicante di rilievo. E, in quello che sembrava essere un campo vuoto, brillavano centinaia o forse migliaia di ragnatele, con la luce del sole che scintillava su ogni delicato filo.

 

Mentre ero in soggezione, mi sono reso conto di quanto poco avevo davvero visto al mio primo passaggio al pascolo. Tutte queste creature, tutta questa vita erano state proprio di fronte a me e mi erano mancate. Era come se si fossero nascosti in bella vista per tutto il tempo. Mi sono chiesto allora, quanto spesso mi manca capire le prospettive degli altri, quindi sono intento a vedere le cose da una sola direzione, quella in cui mi sto dirigendo. Quante volte ho pensato di avere ragione perché il mio vantaggio è l’unico che posso vedere?

Vivere con Dio pienamente nel momento

La contemplazione – o vivere con Dio pienamente nel momento – è più potente quando permettiamo al presente di penetrare nelle nostre anime. A volte il solo accorgersi è sufficiente per riempirci e ci accontentiamo. A volte, come questa mattina, c’è un messaggio che ci approfondisce e ci cambia, se lo accettiamo. Trovo che, per me, camminare sia uno dei mezzi più naturali per essere aperto al momento presente. Camminare come pratica spirituale.

Sebastiano Ciardi

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